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mercoledì 19 agosto 2009

Come scegliere l’ospedale giusto dove partorire

Scegliere l’ospedale dove dare alla luce il proprio bambino è una decisione importantissima dettata dall’analisi di molteplici fattori e da attente riflessioni, come ad esempio il tipo di assistenza che si vuole ricevere, il tipo di parto e, molto spesso, la comodità di avere la struttura vicino casa.
A seconda della propria personalità e dall’andamento della gravidanza, ogni donna ha quindi esigenze diverse, nonostante l'obiettivo sia sempre lo stesso: identificare la struttura ideale nella quale si sentirà a proprio agio durante un momento così delicato e importante.
Per questo vorremmo fornirvi alcuni consigli e suggerimenti da prendere in considerazione, da aggiungere naturalmente a quelli del vostro medico di fiducia e al vostro istinto.

Ospedale pubblico o privato?

Uno dei primi quesiti da risolvere, è sicuramente quello di capire se preferite una struttura pubblica o privata.

Gli ospedali: sono le strutture più grandi e sicuramente le più attrezzate sia per eventuali urgenze, sia per assistere mamma e bambino; infatti si ha continuamente a disposizione un medico, un’ostetrica e un pediatra pronti ad intervenire in caso di bisogno.
Ogni ospedale ha caratteristiche diverse l’uno dall’altro, in quanto alcuni possono essere anche di dimensioni più ridotte rispetto alle imponenti strutture che conosciamo, ma garantiscono comunque un parto assistito e sicuro.

Le strutture private: le cliniche sono luoghi solitamente più piccoli e molto confortevoli, dove però tutto sarà a vostre spese in quanto o non sono convenzionate, o lo sono solo parzialmente dal Sistema Sanitario Nazionale. All’interno di queste strutture, la mamma verrà seguita dal ginecologo, dall’ostetrica e dagli infermieri di fiducia che saranno totalmente a sua disposizione; inoltre avrà fin da subito la possibilità di tenere il suo piccolo in stanza con sé nel suo lettino. Solitamente nelle cliniche private è più facile che vi sia praticato il cesareo.

Criteri di valutazione nella scelta

Dopo aver scelto la tipologia di struttura, è bene valutare attentamente ulteriori criteri che vi aiuteranno a scegliere quella definitiva.
Ma quali sono i fattori importanti da prendere in considerazione? Analizziamo insieme quelli più importanti:

- la possibilità per la mamma di avere un travaglio attivo, ovvero di scegliere la posizione da assumere durante il parto che più preferisce e che più ritiene comoda: in alcuni ospedali, infatti, se non vi sono complicazioni, si può scegliere se assumere la posizione classica supina o scegliere fra altre opzioni come sdraiarsi su un fianco, in piedi, a carponi o in acqua.
In altre strutture, invece, è obbligatorio rimanere sdraiate sul lettino ginecologico, una posizione ritenuta da moltissimi esperti la più scomoda per partorire, sia per una questione di gravità, sia per un utilizzo dei muscoli; al giorno d’oggi, rimane comunque la più utilizzata in quanto è l’unica che facilità altamente l’intervento medico in caso di complicazioni

- l’uso dell’episiotomia e di ossitocina: l’episiotomia è un piccolo taglio praticato per facilitare la fase espulsiva e si può chiedere al personale ospedaliero la percentuale dei parti effettuati con questa pratica, in modo tale da capire se viene utilizzata solo quando estremamente necessario o abitualmente. L’ossitocina, invece, è una sostanza che provoca le contrazioni uterine e dunque il travaglio; viene somministrata con l’intenzione di aumentare la forza delle contrazioni, che vengono rallentate se si è praticata l’anestesia epidurale

- l’anestesia epidurale e presenza dell’anestesista: in alcuni ospedali, l’epidurale viene somministrata esclusivamente a discrezione dei medici in base alla situazione; in altri, invece, si può “ordinare” con molto anticipo, in quanto non sempre l’anestesista è disponibile 24 ore su 24. Di conseguenza è fondamentale informarsi bene riguardo la presenza continua di un anestesista in reparto o se, al contrario, viene chiamato solamente in caso di necessità

- il parto cesareo: anche questo dato, come per l’episiotomia, è un fattore che vi permetterà di farvi un’idea sul grado di medicalizzazione del parto nell’ospedale scelto; in alcuni è possibile “prenotarlo”, mentre in altri viene praticato solamente quando necessario

- la presenza di reparti e medici specializzati: un altro fattore importante è senza dubbio informarsi sulla presenza o meno di un reparto di rianimazione neonatale in caso di emergenza e sulla disponibilità di un neonatologo per la prima visita del bambino; alcuni ospedali, infatti, soprattutto se molto piccoli, non dispongono di medici specializzati 24 al giorno al giorno, ma occorre chiamarli al momento del ricovero

- fattori minori: poter praticare l’allattamento del piccolo fin da subito, lasciare che il papà assista al parto, la distanza dell’ospedale da casa, il numero di donne che dormono nella stessa stanza, gli orari delle visite dei familiari, la possibilità di tenere il bambino nella carrozzina accanto a voi.

Se dopo aver analizzato tutti questi fattori avete ancora dei dubbi, lasciatevi guidare dal vostro istinto e scegliete la struttura che più vi ha ispirato fiducia e che asseconda maggiormente i vostri gusti e aspettative; o ancora, potrà esservi utile richiedere una visita guidata per vedere con i vostri occhi la sala travaglio e la sala parto, ne potrebbe valere la pena!

mercoledì 1 luglio 2009

Gravidanza a rischio: cause e prevenzione

La gravidanza è senza dubbio uno dei periodi più belli per la futura mamma, la quale porta dentro di sé una piccola vita che le regalerà gioie ed emozioni.
Sfortunatamente, bisogna però tener presente che nel corso di questo periodo possono insorgere delle complicazioni che potrebbero trasformarla in una gravidanza a rischio.
Ciò significa che emergeranno condizioni patologiche reali o potenziali che potranno compromettere la salute o lo vita della mamma, del bambino o di entrambi.

I fattori di rischio

I fattori che caratterizzano una gravidanza a rischio sono molteplici, approfondiamoli nel dettaglio:

- età della madre: una ragazza minore di 15 anni corre il rischio di sviluppare la preeclampsia (aumento della pressione arteriosa, proteine nelle urine, ritenzione idrica durante la gravidanza) e la eclampsia (convulsioni dovute alla preeclampsia); così come una donna maggiore di 35 anni potrebbe incorrere in rischi come aumento della pressione arteriosa, diabete gestazionale, complicazioni durante il parto o causate dall'anestesia, fibromi o sviluppo di anomalie cromosomiche (come la sindrome di Down)

- peso/altezza della madre: se la madre pesa meno di 45 Kg, il nascituro può nascere sottopeso, mentre se soffre di obesità, il bambino potrebbe essere troppo grande e la madre soffrirebbe quindi di diabete gestazionale. Anche l’altezza è importante, infatti se la donna è alta meno di 1,60 cm, potrebbe avere un parto prematuro in quanto la pelvi è troppo piccola

- RH sanguigno: se la madre e il feto sono RH negativo, non ci sarà nessun problema durante la prima gravidanza. Se, però, anche la seconda gravidanza è RH negativo, alla madre devono essere somministrati anticorpi anti RH affinché non ci siano problemi di emolisi (distruzione dei globuli rossi del sangue) e di aborto

- alterazioni strutturali dell’apparato genitale: anomalie nelle ovaie o nell'utero possono provocare l'aborto; anche i fibromi (tumori benigni uterini) possono causare parti prematuri, presentazione anormale del feto o complicazioni durante il parto

- malattie materne: malattie come l'ipertensione arteriosa, malattie renali, diabete, cardiopatie, disturbi alla tiroide o nella coagulazione, malattie autoimmuni o respiratorie, possono causare problemi durante la gravidanza e il parto

- fattori e sostanze teratogene: queste sostanze interferiscono nel normale sviluppo del feto, causando certe anomalie. Ad esempio, troviamo le radiazioni (raggi X, UVA, UVB), infezioni (rosolia, varicella, sifilide, toxoplasmosi), malattie materne come il diabete, l’assunzione di alcuni farmaci ed infine alcol e droghe

- distacco della placenta: può verificarsi quando la placenta stessa, normalmente impiantata, inizia a staccarsi dalla parete dell’utero. La causa è sconosciuta, nonostante sia associata alle malattie ipertensiva, cardiovascolare o reumatoide e, in particolar modo, all'uso di droghe.

Calcolo del rischio

Per cercare di calcolare se una gravidanza è a rischio, è bene effettuare un’anamnesi familiare e tener conto di fattori come l’età della donna, le precedenti gravidanze se ce ne sono state, la presenza di malattie o di anomalie del tratto genitale o ancora, non meno importanti, la componente emotiva e l’ambiente familiare/sociale circostante.
Identificare precocemente una gravidanza a rischio, quindi, è importantissimo in quanto permette di intervenite tempestivamente, tranquillizzare la futura mamma e offrire al medico indicazioni precise per programmare eventuali interventi da attuare durante la gravidanza e al momento del parto.

Condotta

Come dobbiamo comportarci se ci viene diagnosticata una gravidanza a rischio?
Se il rischio è basso, sarà sufficiente attenersi rigidamente a tutti i controlli che il medico riterrà necessari e con una certa frequenza; al contrario, se è alto, la soluzione migliore è senza dubbio il ricovero, grazie al quale sarà possibile monitorare continuamente lo svolgimento della gravidanza grazie ad un’équipe composta da ostetrici, neonatologi, anestesisti e specialisti.

Prevenzione

Alcune condizioni di rischio possono essere indubbiamente limitate grazie a piccoli gesti e ad una buona prevenzione:

- prima della gravidanza: basterà effettuare degli esami per verificare la possibile presenza di malattie ereditarie, anomalie cromosomiche o mutazioni genetiche; o ancora tenere sotto controllo patologie come diabete o ipertensione.
- dopo la gravidanza: è consigliabile affidarsi alla costante consulenza di un medico e a tutti i controlli da lui consigliati; inoltre basterà migliorare la propria qualità della vita, come bere poco caffè, evitare fumo e alcool, mangiare sano ed evitare sforzi fisici.

giovedì 28 maggio 2009

Il massaggio in gravidanza


L’arte del massaggio nasce con la vita ed è il mezzo più antico, naturale ed istintivo per rigenerare il corpo e la mente. Ci basti pensare all’effetto benefico anche solo di una semplice carezza.
In ogni cultura ed in ogni epoca, il massaggio è stato utilizzato anche durante il periodo della gravidanza, sia come supporto al travaglio e al parto, sia come semplice “linguaggio” di comunicazione tra madre e bambino nel corso dei nove mesi di dolce attesa.
Infatti, durante la gravidanza, ogni mamma massaggia inconsapevolmente il bambino e si lascia massaggiare da lui interpretando i bisogni e i desideri che egli esprime tramite movimenti e posizioni.

Importanza del massaggio in gravidanza e principali benefici

Il massaggio in gravidanza (o prenatale), riveste un’importanza fondamentale per il benessere della futura mamma, in quanto risulta il mezzo più efficace e naturale per prevenire e risolvere varie problematiche senza alcun rischio e nessun effetto collaterale. Il massaggio, infatti, agisce positivamente su vari aspetti:

- curativo: nel caso di dolori, lombalgie, crampi muscolari o problemi circolatori agli arti inferiori. Il peso della pancia, infatti, provoca un aumento dell’iperlordosi lombare, agevolando la diffusione di eventuali dolori alla schiena, pesantezza agli arti inferiori e vene varicose. In questo caso il massaggio accrescerà le funzioni dei muscoli e delle articolazioni, migliorerà la circolazione e tonificherà il corpo

- antistress: combatte lo stress durante la gravidanza in modo naturale. Il rischio, altrimenti, è quello di essere colpite da rigidità muscolare che, a sua volta, provoca l’irrigidimento delle pareti uterine rendendo la gravidanza spesso problematica, come ad esempio provocare una nascita prematura

- benessere fisico e psichico: con l’aiuto del proprio partner, la mamma potrà creare una sorta di contatto emotivo ed energetico con il suo bambino. In questo modo, infatti, il piccolo si sentirà cullato dai suoi genitori, stabilendo con loro una relazione equilibrata ed armoniosa

Tra i benefici che produce il massaggio prenatale, ci sono anche un rilassamento e la diminuzione dell’insonnia, il sollievo alle articolazioni relativamente al peso che devono sopportare nel corso dei nove mesi, un gradevole sollievo al collo e alla schiena provati dallo squilibrio dei muscoli e dalla relativa debolezza. Il massaggio aiuta, inoltre, a mantenere la corretta postura, a preparare i muscoli ad essere usati durante il parto, a ridurre il gonfiore delle mani e dei piedi ed infine ad alleviare il mal di testa e la congestione del seno.

Frequenza del massaggio prima e dopo il parto

Alcuni medici sconsigliano di usufruire dei massaggi durante il primo trimestre di gravidanza a causa dei forti cambiamenti fisici ed ormonali cui è soggetta la donna.
Solo a partire dal secondo trimestre la futura mamma avrà acquisito dimestichezza con la sua nuova condizione e potrà quindi giovare delle sollecitazioni del massaggio, senza però mai esagerare con il numero di sedute. In questo periodo, infatti, la frequenza migliore è di una volta a settimana per una durata variabile tra i 10 minuti ed un’ora.
Solo nel terzo trimestre le sedute potranno anche raddoppiare.

Una volta concluso il parto, è consigliabile aspettare i classici 40 giorni prima di riprendere le sedute: durante questo periodo, infatti, l’utero deve far cicatrizzare le ferite del parto e ritornare alle dimensioni ed alla posizione normale, così come l’intestino che viene leggermente dislocato.
In seguito il massaggio aiuterà la muscolatura addominale della mamma a recuperare il tono ed avrà quindi un semplice effetto estetico.

Controindicazioni

Il massaggio prenatale non presenta particolari problemi di sicurezza per la salute della donna, ma è sempre consigliabile consultare il proprio medico di fiducia prima di affidarsi alla pratica di un terapista, specialmente se si dubita della sua esperienza.
In ogni caso, prima di iniziare la seduta, è bene informare il massaggiatore dei problemi fisici che si stanno avvertendo durante la gravidanza.

Le principali situazioni nelle quali il massaggio è generalmente sconsigliato sono:
- fuoriuscite di acqua o si sangue
- diabete
- febbre
- nausee mattutine, vomito o diarrea
- vertigini o palpitazioni
- alta pressione sanguigna
- dolori addominali

mercoledì 20 maggio 2009

Il Rooming-in

Subito dopo la nascita, madre e bambino vengono spesso separati, non tenendo in considerazione che la maggior parte delle interazioni che influenzeranno il neonato è in stretta relazione al tempo che trascorrerà con la propria mamma.
Infatti, un contatto precoce fra una mamma ed il suo bambino, influenzerà positivamente il rapporto mamma-neonato, il processo di attaccamento, il successo dell’allattamento al seno e soprattutto aumenterà la capacità di affrontare situazioni stressanti.
La mamma, inoltre, con i suoi batteri, permetterà una colonizzazione batterica utile al bambino per difendersi da eventuali malattie.

Cos’è il Rooming-in?

Con il termine Rooming-in, si intende la possibilità che si dà alla mamma, dopo il parto, di poter stare insieme al suo bambino nella stessa stanza per il periodo di tempo più lungo possibile durante la giornata (quindi sia di giorno che di notte), a partire dal momento in cui la madre risulti in grado di rispondere alle esigenze del suo bambino.
Ovviamente, gli unici momenti in cui madre e neonato vengono separati, sono quelli strettamente necessari alle procedure assistenziali da parte del personale medico e/o infermieristico, i quali hanno l’importante compito di non essere troppo invadenti e lasciar quindi esprimere a mamma e bambino le loro innate risorse per affrontare insieme i primi momenti di intimità dopo il parto.

E' importantissimo che la madre venga sostenuta e guidata dal personale infermieristico, sempre con moltissima discrezione, nella presa in carico del bambino, specie nei casi in cui le condizioni personali e/o cliniche materne e del bambino, non le permettano una precoce gestione autonoma del figlio.
Secondo un'accezione allargata di Rooming-in, si possono includere nella stessa stanza anche il padre ed altri membri della famiglia; in questo modo, quando la madre non è disponibile, il padre od un altro strettissimo familiare, può occuparsi della cura del neonato.

Aspetti positivi

Indubbiamente il Rooming-in consente di dar seguito a quella stretta unione, una simbiosi durata 9 mesi, di cui non solo il bambino ma anche la mamma hanno bisogno per entrare in contatto fin da subito e a lungo.

Inoltre accudire da vicino e il prima possibile il proprio figlio, significa prendere subito confidenza con i piccoli problemi quotidiani (suzione, allattamento, cambio pannolino, etc.) e risolverli quindi con maggiore facilità, anche grazie al personale infermieristico ed ostetrico che risponde alle richieste della mamma stessa.

Un'altra caratteristica positiva del Rooming-in è quella di poter contare sulla capacità materna di rilevare precocemente nel neonato le manifestazioni proprie dei comuni disturbi dell'adattamento neonatale e segni di allarme di eventuali patologie. In questo modo, infatti, si potrà tempestivamente intervenire.

Infine, il Rooming-in viene suggerito come modello organizzativo valido a promuovere l'allattamento al seno, in quanto sono favorite le poppate a “vera domanda” (ovvero quelle di cui il neonato ha realmente bisogno), riducendo il bisogno di eventuali supplementi di liquidi diversi dal latte materno, potendo inoltre rappresentare un'utile periodo di profonda conoscenza fra madre e neonato.

Quanto deve durare il Rooming-in?

Ogni mamma è libera di scegliere se praticare e quanto deve durare il Rooming-in; infatti, non esistono regole, né imposizioni da parte del personale sanitario.
Certamente, però, per il neonato è provato scientificamente che più tempo passa con la sua mamma e meno viene confuso da stimoli sensoriali diversi: basti pensare infatti che ogni bambino alla nascita ha, ad esempio, un olfatto molto sviluppato (riconosce l’odore della mamma e del latte materno) ed ha un campo visivo ristretto a 20/30 centimetri, che è la distanza tra gli occhi della madre e quelli del bambino quando questi è attaccato al seno.

Il “nido aperto”: una valida alternativa

Una buona alternativa alla pratica del Rooming-in consiste nel nido aperto: i locali della nursery diventano accessibili in qualsiasi momento alla mamma e al papà, diventando un luogo ideale per il contatto prolungato tra genitori e neonato.
Il nido aperto permette di acquisire, con l'aiuto del personale medico ed infermieristico, esperienza e pratica nella gestione del proprio neonato (igiene, medicazione del cordone ombelicale, allattamento). Presenta il vantaggio di consentire alla madre, quando lo desidera, alcuni momenti da dedicare al riposo e alla propria famiglia.

mercoledì 22 aprile 2009

Acquisti per il neonato: guida alla scelta

L’arrivo di un figlio è una delle esperienze più belle che un genitore possa vivere.
D’altro canto, però, quest’avventura richiede da parte di mamma e papà un impegno davvero considerevole.
Proprio perché serviranno tantissime energie da impiegare con il piccolo non appena sarà nato, vorremmo cercare di aiutare tutte le future mamme e i futuri papà, fornendo loro una piccola guida su cosa acquistare per assicurare al bebè tutto il necessario per la sua cura e la sua crescita, in modo tale da guidarvi nella costruzione di un nido confortevole ad accogliente.

Scegliere tutto l’occorrente per il neonato, infatti, al giorno d’oggi è davvero un’impresa ardua, in quanto sul mercato possiamo trovare davvero un’infinità di articoli per bambini, di tantissimi colori e modelli.
Quella che vi stiamo per consigliare, è una semplice lista di prodotti e articoli che riteniamo indispensabili nel corredino del bambino, ma che soprattutto vi agevoleranno in questa bellissima avventura! Non abbiate paura di dimenticare qualcosa, vi accorgerete che tutto il resto verrà da sé ascoltando le esperienze di altre mamme, recandovi personalmente nei negozi dedicati all’infanzia o navigando nel Web.

Un primo suggerimento che sentiamo di darvi è di scegliere prodotti di marca per assicurarvi che gli articoli siano conformi alle normative di sicurezza, privi di potenziali pericoli per il bambino ed atossici. Infatti, molto spesso, puntare al risparmio orientandosi su articoli a basso costo in quanto di pessima qualità, può risultare dannoso per la salute e la sicurezza del piccolo.
Se, quindi, si dispone di un budget non troppo alto, cercate sconti di fine stagione, promozioni, outlet o semplicemente modelli di collezioni passate che sicuramente avranno un costo nettamente inferiore rispetto ai nuovi modelli appena usciti, senza però rinunciare alla qualità.

In ospedale

Quando ormai mancano poche ore al lieto evento e ci rechiamo in ospedale, dobbiamo provvedere a portare con noi indumenti e accessori per il neonato che sta per nascere.
Nella maggior parte dei casi, sono gli ospedali stessi a fornire alla futura mamma una lista. Generalmente parliamo di:
- alcune tutine con ghettine in cotone o spugna di cotone, a mezze maniche se è estate o a maniche lunghe se è inverno
- magliette in cotone con mutandine oppure body in cotone
- asciugamano per il cambio del neonato
- calzine
- succhiotto
Non dimenticate, inoltre, i vestitini per quando verrete dimessi dall’ospedale, come ad esempio un completino di lana in inverno o di cotone in estate, un cappellino, un golfino o un sacco imbottito e naturalmente la carrozzina.

Finalmente a casa!

Una volta arrivati a casa, ecco che inizieranno le innumerevoli visite di parenti ed amici per dare il benvenuto al nuovo membro della famiglia; sicuramente in queste occasioni riceverete un’infinità di regali per il bambino che riempiranno il suo guardaroba.
Per questo motivo si sconsiglia di comprare tantissimi vestiti e accessori, in quanto potrebbero rivelarsi decisamente inutili soprattutto durante i primi mesi di vita del bambino che cresce a vista d’occhio.
Di conseguenza, anche se è davvero difficile resistere davanti ad una deliziosa gonnellina o a un buffo cappellino, cercate di prendere ciò che davvero al bambino non può e non deve mancare, ovvero:
- tutina imbottita o sacco
- completino di lana in inverno o di cotone in estate
- cappellino
- tutine in spugna
- golfino aperto sul davanti
- camicine di cotone o lino
- coprifasce
- maglie intime
- mutandine anatomiche
- calzini “primi giorni”
- tutine con le ghettine di spugna
- fascette ombelicali
- bavaglini di spugna

È importantissimo che tutti gli indumenti siano in fibre naturali, pratici da indossare e da togliere e soprattutto comodi.

Riguardo la sua igiene, l’ideale sarebbe prendere accappatoi in morbida spugna, sapone liquido ultradelicato, shampoo, latte detergente, olio, crema, pasta protettiva e fazzolettini igienici per il cambio, polvere aspersoria, garze sterili e fascia a rete per la medicazione del cordone ombelicale, spazzola in setole naturali, pettinino, spugna naturale, forbicine con punte arrotondate, aspiratore nasale, flaconcini di fisiologica per il nasino, cotton fioc, acqua di colonia senza alcol, termometro per la temperatura dell’acqua e termometro per la febbre. E naturalmente tantissimi pannolini!

Per la pappa si consiglia sterilizzatore, liquido sterilizzante, scaldabiberon con termostato, biberon da 260 ml, minibiberon, scovolino e pinza per biberon, tettarelle, tiralatte, coppette assorbilatte, scovolino per tettarelle, un paio di succhiotti e un set di accessori per la pappa.

Nella cameretta del bambino, oltre all’armadio, dovrà esserci per i primi mesi una culla e, per quando sarà più grande, un lettino con rete e materassino in lattice. Inoltre, un mobiletto fasciatoio con vaschetta, cuscino antisoffoco, qualche lenzuola di cotone con relative federe e lenzuola con angoli in maglia, piumone, copriletto estivo, copertina leggera e paracolpi.

Riguardo ai giocattoli non c’è che l’imbarazzo della scelta, l’importante è sceglierli in base all’età del bambino: palestre, carillon, pupazzi, peluche, bambole, giocattoli cavalcabili, giocattoli in legno, giochi per passeggino, giochi per il bagno, giochi da auto e tantissimi altri.

Per il passeggio

Per i primi mesi si utilizzerà la carrozzina che necessita di un altro cuscino antisoffoco, qualche lenzuola di cotone con relative federe e lenzuola con angoli in maglia, copertina di lana e una di cotone ed un materassino climatizzato.
La carrozzina può far parte di un trio ed essere trasformabile in passeggino e seggiolino auto; a questa si aggiungono la borsa porta-tutto, l’impermeabile per la carrozzina e la pagodina per il sole.
Per trasportare il bebè si può scegliere, inoltre, il marsupio ed uno zaino leggero per contenere l’occorrente per gli spostamenti.
Se si porta il bimbo in vacanza, non dimenticate lettino da viaggio e termocontenitori da viaggio.

E per la mamma?

Anche la mamma, durante tutto il periodo della gravidanza e per i primi mesi successivi alla nascita del piccolo, ha bisogno di prodotti specifici creati apposta per lei.
Ad esempio, la famosa valigetta da preparare all’incirca un mese prima del parto in modo tale da ritrovarla pronta al momento dell’arrivo delle prime doglie e della rottura delle acque, viene generalmente riempita con:
- un paio di camicie da notte con apertura anteriore fino alla vita per facilitare l’allattamento
- vestaglia, pantofole, asciugamani ed accappatoio
- qualche mutandina monouso
- un paio di confezioni di assorbenti grandi sterili
- reggiseno per l’allattamento
- coppette assorbi latte e tiralatte
- un rotolo di panno carta da utilizzare come asciugamano per il bidet
- una fascia post parto con velcro o guaina mutandina post parto
- crema antiragadi e fazzolettini detergenti per il seno
- detergente intimo neutro

mercoledì 15 aprile 2009

Corso preparto: consigli, tipologie e costi

Nel corso degli anni è indubbiamente cambiato il modo di vivere l’intero percorso della gravidanza.
In passato, infatti, la donna abitando in ambito familiare, veniva presto a conoscenza dei meccanismi che guidano questo lieto evento grazie al continuo confronto con le altre figure femminili presenti in casa.
Al contrario, nella famiglia di oggi composta solamente dalla futura mamma e dal futuro papà, la donna incinta si ritrova relativamente sola ad affrontare un’esperienza per lei del tutto nuova.
E’ proprio per questo motivo che sono nati luoghi d’incontro ed occasioni dove le donne in dolce attesa possono ritrovarsi e confrontarsi con le loro esperienze, i loro racconti, i dubbi e i timori.
Infatti, avere la possibilità di esprimere liberamente apprensioni ed aspettative, consente di sviluppare maggiore fiducia in se stesse e di ridurre notevolmente lo stress.

Perché iscriversi

Durante il periodo della gravidanza, soprattutto se si è in attesa del primo figlio, è comprensibile che nella futura mamma emergano timori ed ansie legati, ad esempio, alla paura del dolore e ai rischi del parto.
Proprio per questo, uno degli scopi principali dei corsi, è quello di insegnare alla donna a rilassarsi e a controllare l’ansia e la paura del travaglio, di acquisire una maggiore consapevolezza del proprio corpo e quindi anche del bambino, di conoscere le proprie risorse e i propri limiti.
Una forte tensione, infatti, potrebbe influire negativamente sull'utero, fino a rallentare il processo della nascita o a renderlo più difficoltoso. Per evitare che ciò accada, la futura mamma dovrà imparare a conoscersi meglio e a raggiungere una piena armonia con le proprie sensazioni fisiche, in modo tale che, al momento del travaglio, possa completamente collaborare con il proprio corpo piuttosto che considerarlo un nemico.
Bisogna essere consapevoli, però, che questi tipi di corsi non garantiscono un parto perfetto, ma permettono alla donna di riconoscere cosa sta succedendo dentro di lei.

A chi rivolgersi e costi

La futura mamma può scegliere di seguire il corso preparto sia in edifici pubblici come ospedali o consultori, oppure in quelli privati; l’importante è che si affidi sempre a strutture specializzate dove avrà la certezza di essere seguita da personale esperto e competente.

- ospedali dotati di reparto maternità: molto spesso si organizzano corsi riservati alle future mamme che solitamente iniziano verso il 6° mese e si sviluppano in otto-dieci incontri gestiti da personale ostetrico. Il corso prevede il pagamento di un ticket che varia dai 30,00 ai 100,00 euro circa

- consultori di zona: i corsi sono gratuiti

- centri privati come cliniche, palestre e piscine: propongono programmi personalizzati a seconda delle esigenze della mamma. La durata dei corsi è variabile, ma quasi tutti seguono la gestante durante tutto il percorso della gravidanza. Gli orari sono più elastici rispetto a quelli dei centri pubblici, ma i costi sono decisamente più elevati, da 200,00 a 600,00 euro

Quando iniziare?

Non esiste un momento migliore per iniziare un corso preparto. Infatti in alcuni ospedali o nei centri privati, gli incontri possono partire in diversi periodi della gravidanza: dal sesto, settimo mese, in altri casi addirittura soltanto le ultime nove settimane.
L’importante è ricordarsi di prenotare il corso con ampio anticipo in quanto, quasi sempre, è permessa l'iscrizione solamente ad un numero limitato di donne; di conseguenza conviene mettersi in lista per non rischiare di rimanere escluse.

Tipologie di corsi preparto

Esistono varie tipologie di corsi preparto, ognuno dei quali può sicuramente essere utile alla futura mamma purché condotto con professionalità e umanità.
Proprio perché la gravidanza non è un copione già scritto ed ognuna si distingue dalle altre, non esiste un corso migliore di un altro, poiché durante il parto è sicuramente più indicato seguire il proprio istinto e assecondare i ritmi e le esigenze dell’utero.
Ciò che conta, quindi, non è tanto la tecnica adottata durante il corso, quanto le finalità che esso persegue, ovvero permettere alla donna di arrivare in ottime condizioni sia psicologiche che fisiche al lieto evento.

Vediamole nel dettaglio le tipologie più diffuse:

- il training autogeno: è uno dei metodi più diffusi e si basa su tecniche di autosuggestione e respirazione per alleviare la tensione fisica ed emotiva. La futura mamma imparerà a rilassarsi concentrandosi sul calore e sul peso nelle diverse parti del corpo. Importantissima è la respirazione che contribuirà a diffondere una sensazione di calma nel corpo e nella mente

- lo stretching: è una ginnastica che aiuta a recuperare l'elasticità muscolare attraverso dolci movimenti. Il suo scopo è di trasmettere un completo relax psicofisico. Anche qui la respirazione è fondamentale, in quanto dovrà essere lenta e profonda. Gli esercizi di stretching sono preparatori al cosiddetto “parto attivo” praticato in alcuni ospedali e case di maternità, dove si offre alla donna la possibilità di muoversi come vuole e di cambiare posizione durante il travaglio: in pratica, la futura mamma potrà camminare, stare in piedi, sedersi, accovacciarsi e scegliere di partorire nella posizione che più riterrà opportuna e meno dolorosa secondo le sue sensazioni

- il metodo psicoprofilattico: comprende ginnastica prenatale, tecniche di rilassamento ed esercizi di respirazione. Questa tecnica ha l’obiettivo di allontanare il dolore, la paura e i dubbi e convincere la gestante a considerare le contrazioni come semplici stimoli utili all'espulsione e non come dolori. Per raggiungere questo obiettivo, si insegna ad abbinare ogni singola contrazione ad una respirazione calma e profonda, da praticare all'inizio della dilatazione uterina

- l'ipnosi: attraverso la suggestione si trasmette alla futura mamma un forte rilassamento, molto simile allo stato che precede immediatamente il sonno. Questa tecnica durante il parto può funzionare come una sorta di anestesia psichica ottenuta senza bisogno di dover ricorrere ai farmaci, nonostante i risultati siano variabili da persona a persona e in alcuni casi il ricorso ai farmaci è necessario

- lo yoga: nei corsi di preparazione al parto, attraverso esercizi di ginnastica, respirazione e concentrazione, lo yoga favorisce la presa di coscienza del proprio corpo; gli esercizi richiedono una concentrazione totale, che coinvolge mente e corpo. L'obiettivo è quello di aiutare la donna a riconoscere e ad accettare le sue sensazioni psicofisiche al fine di ritrovare serenità ed equilibrio.

Coinvolgete i papà!

Far seguire la gravidanza e la preparazione al parto anche al papà, è sicuramente un grande aiuto per la futura mamma, poiché in questo modo anche lui sarà consapevole di ciò che sta accadendo al corpo della sua compagna e ciò che succederà in sala parto.
Seguire insieme le lezioni del corso preparto, inoltre, risulterà utile anche a livello psicologico ed emotivo, in quanto unirà ancora di più la coppia e soprattutto non farà sentire il futuro papà escluso da un evento così importante.

martedì 31 marzo 2009

Amniocentesi: le 5 domande fondamentali


Dopo la gioia e l’emozione della notizia della gravidanza, la prima preoccupazione dei genitori è quella di sapere se il loro bambino sarà sano.

L’amniocentesi è una di quelle indagini parentali invasive che indagano la struttura del DNA per individuare eventuali disfunzioni che pregiudicheranno poi la vita del bambino.

Cosa?
Prima di effettuare l’esame vero e proprio la paziente sarà sottoposta a una ecografia per rivelare età del feto e quantità di liquido amniotico (le cosiddette “acque” che circondano il feto durante la gravidanza), dopodichè verranno prelevati circa 20 ml di liquido tramite una puntura nell’addome della mamma.

Solitamente non viene somministrata anestesia e la mamma può tornare a casa immediatamente, anche se i medici consigliano un periodo di 24-48 ore di controllo della temperatura corporea.
I rischi maggiori sono legati a una possibile infezione del liquido amniotico, una sua eccessiva perdita o, nei casi più gravi all’aborto (le percentuali sono comunque bassissime, l’amnioocentesi determina un aborto in un caso su 100-200).

Quando?

Secondo il periodo di gravidanza in cui viene effettuato si distinguono amniocentesi precoce (tra la 16° e la 18° settimana) o tardiva (dopo la 20° settimana).

Dove?
Il prelievo del liquido amniotico è un intervento invasivo e molto delicato, per questo manualità ed esperienza sono determinanti e da tenere in grande considerazione.
Dopo un serio consulto con il proprio medico curante, è importante cercare una struttura specializzata , pubblica o privata, per non incorrere in pericolosi inconvenienti.

Perché?
L'esame viene proposto per indagare eventuali anomalie cromosomiche a quelle pazienti che:

hanno superato i 35 anni (38 anni in Francia), soprattutto per i rischi collegati alla Trisomia 21 (sindrome di down). • hanno visto aumentare lo spessore della translucenza nucale • hanno individuato difetti fetali strutturali attraverso l’ecografia • hanno avuto già figli affetti da anomalia cromosomica • hanno genitori portatori di alterazioni cromosomiche • hanno contratto malattie infettive (citomegalovirus, parvovirus B19...) • hanno registrato infiammazioni dell’utero

Nell’amniocentesi i parametri considerati sono legati ai livelli di:
creatinina: riflette lo sviluppo e funzionalità del rene;
bilirubina: per segnalare anemie o incompatibilità di gruppi sanguinei;
lecitina/sfingomielina: questo rapporto indica lo sviluppo corretto dei polmoni e, soprattutto in caso di parti precoci, la capacità del bambino di poter respirare autonomamente.
• alcuni ormoni steroidei: a seconda del tipo di ormone si può valutare lo stato complessivo di sviluppo di feto o placenta.

Infine come già detto viene eseguito l’esame delle cellule sospese nel per indagini citogenetiche sulla struttura del DNA o per rilevare eventuali anomalie metaboliche ereditarie.

Chi?
L’invasività e i rischi, benché minimi, legati all’amniocentesi, lo rendono un esame fuori dalla routine, a differenza dell’ecografia, ma che deve essere preso in considerazione in base alle condizioni della madre.


Il rapporto medico-paziente è, come sempre, fondamentale.
Il medico dovrà, prima di tutto, informare correttamente la paziente su l’opportunità o meno di svolgere l’esame, illustrandone le modalità d’esecuzione, i rischi e i benefici, sia in generale, considerando le statistiche, sia, e soprattutto, valutando il caso specifico della singola paziente.
Dovrà poi aiutarla a superare alcuni luoghi comuni, come quelli legati all’età o ai rischi.

Dopo i 35 anni l’amniocentesi non è, comunque, obbligatoria e quelle legate alle percentuali di rischio, non valutabili in assoluto, ma solo caso per caso.

Sarà dunque ciascun medico in rapporto a ciascuna paziente a valutare come e dove effettuare l’esame, assicurando la massima assistenza prima e dopo l’esame stesso e indirizzando, laddove possibile, la paziente vero la struttura più idonea e sicura.

mercoledì 18 marzo 2009

Gli esami da effettuare durante la gravidanza

Durante il periodo della gravidanza, è importante effettuare una serie di esami per monitorare l’andamento della gestazione e soprattutto per verificare la salute del feto e quella della madre.
Questi esami, infatti, forniscono il maggior numero possibile di informazioni sul feto stabilendo se sia sano geneticamente e, di conseguenza, rassicurano i genitori sulla buona salute del bambino che sta per nascere.
La maggior parte di queste analisi sono estremamente semplici e comportano pochi fastidi sia alla madre che al feto, per questo viene consigliato di effettuarli, anche perché sono in grado di rilevare e quindi di curare tempestivamente alcune patologie o addirittura diagnosticare l’eventuale presenza precoce di altre. Solamente per le donne che hanno superato i 35 anni o in casi particolari di familiarità inerenti a malattie cromosomiche, vengono prescritte in aggiunta delle analisi cromosomiche prenatali.

Prima della gravidanza

Quando si decide di avere un bambino, è consigliabile eseguire degli esami per verificare lo stato di salute generale oppure per riconoscere l'esistenza di eventuali patologie preesistenti alla gravidanza, come ad esempio l'anemia, il diabete od eventuali malattie infettive.
Esami del sangue: di base si effettuano emocromo, anticorpi e citomegalovirus, epatite B e C. Inoltre è necessario l’esame per stabilire il gruppo sanguigno e il fattore RH.
Esami ginecologici: sono utili per accertare l’assenza di malattie e malformazioni che potrebbero influenzare negativamente il decorso regolare della gravidanza (ad esempio malformazioni dell’utero, cistiti o fibroma).
Esame dell’HIV: è il test che dimostra la presenza nel sangue di anticorpi contro il virus dell'AIDS.
Rubeo test: rileva la presenza nel sangue di anticorpi contro la rosolia.
Toxo test: serve per accertare la presenza o meno di anticorpi contro la toxoplasmosi.

Durante il primo trimestre di gravidanza

Test di gravidanza: quelli attualmente presenti in commercio sono molto sensibili e sicuri, facili da usare e piuttosto attendibili. In caso di esito positivo, occorre fissare un appuntamento ginecologico per avere la conferma dell’avvenuta gravidanza.
In alternativa è possibile fare effettuare il test ad un Laboratorio di analisi, consegnando al laboratorio stesso un campione di urina.
Prima ecografia: rientra negli esami di routine della futura mamma, di conseguenza è esente da ticket. Va eseguita entro la 12° settimana per mezzo di una piccola sonda endovaginale a multifrequenza.
La prima ecografia è molto importante in quanto ha vari scopi, ovvero:
- controllare che il feto sia vivo
- accertare che la placenta sia inserita correttamente
- effettuare le prime misurazioni degli arti e la presenza degli organi vitali
- stabilire la data presunta del parto tramite la misura dell’embrione e controllando che le sue dimensioni corrispondano effettivamente alla data dell’ultima mestruazione indicata dalla gestante
- controllare che il battito cardiaco del feto sia regolare
- individuare l’eventuale presenza di gemelli
- stabilire che non si tratti di una gravidanza extrauterina
La prima ecografia, inoltre, nel 60% dei casi, consente di rivelare eventuali malformazioni cardiache e anomalie cromosomiche, anche se non è l’esame più preciso per questo genere di accertamenti.

In aggiunta agli esami di base appena descritti, è possibile effettuare ulteriori accertamenti facoltativi.

Translucenza nucale: permette di calcolare il rischio di anomalie cromosomiche del feto attraverso la misurazione ecografica della parte posteriore della nuca del bimbo. E’ un esame immediato e gratuito.
Duo-test: viene eseguito di solito in abbinamento all’esame della translucenza nucale ed ha lo scopo di accertare sempre a livello ‘probabilistico’ l’assenza di eventuali anomalie cromosomiche. Consiste in un prelievo del sangue privo di qualunque effetto collaterale per il feto.
Villocentesi: è un esame gratuito e consiste nel prelievo di frammenti di villi coriali, ovvero delle sottili protuberanze di tessuto placentare. Il prelievo viene effettuato inserendo un sottilissimo ago nell'utero attraverso la pancia della gestante. Anche questo esame permette di scoprire eventuali anomalie cromosomiche ed è consigliato per le donne al di sopra dei 35 anni.
Questo esame comporta un rischio di aborto spontaneo dell' 1-3%.

Durante il secondo trimestre di gravidanza

Analisi: almeno una volta nel corso del secondo trimestre vanno eseguiti emocromo, rubeo test, toxo test ed esame delle urine.
Seconda ecografia o "morfologica": viene effettuata tra la 19° e la 22° settimana e anche questa ha lo molteplici funzioni, infatti è indicata per:
- accertare il regolare sviluppo del feto tramite un’indagine su tutti gli organi del bambino per escludere eventuali malformazioni
- verificare la posizione della placenta nell’utero
- verificare la quantità di liquido amniotico
Inoltre, è in seguito a questo esame che i genitori che lo desiderano possono conoscere il sesso del piccolo.

In aggiunta agli esami di base appena descritti, è possibile effettuare ulteriori accertamenti facoltativi.

Amniocentesi: questo test consiste nel prelievo di una piccola quantità di liquido amniotico, il liquido in cui è immerso il feto, all’interno del quale sono presenti le cellule di sfaldamento, ossia le cellule che spontaneamente si staccano dal corpo del bambino, dalla pelle o dalle mucose.
Il prelievo viene effettuato inserendo un sottilissimo ago nell'utero attraverso la pancia della gestante; anche questo accertamento serve per escludere la possibilità di anomalie cromosomiche o malattie metaboliche. Dopo l’esame è bene riposarsi a letto per qualche ora e seguire le indicazioni fornite dal proprio medico curante
Come la villocentesi, comporta un rischio di aborto spontaneo dell' 0,5-1%.
Tritest o “ultra-screen”: è totalmente privo di rischio per il feto e consiste in un prelievo di sangue che consente di analizzare le sostanze emesse dal feto nella placenta.

Durante il terzo trimestre di gravidanza

Analisi: ripetizione di epatite B e C ed esami sulla coagulazione del sangue per eventuali anestesie al momento del parto.
Terza ecografia o "biometria": viene eseguita tra la 30° e la 32° settimana ed ha la funzione di confermare la regolare crescita del feto. Inoltre consente di studiare lo sviluppo del sistema nervoso centrale e degli organi fondamentali, come ad esempio il rene.
Tampone vaginale e urocultura: si effettua alla fine dell’ottavo mese per escludere al presenza di streptococco beta emolitico di gruppo B, un batterio che potrebbe contagiare il feto al momento della nascita. Se l'esame rileva la presenza dello streptococco (che di solito non dà alcun sintomo alla madre), si esegue una profilassi antibiotica alla donna durante il travaglio ed eventualmente al neonato.

Da evitare durante la gravidanza

Per evitare danni al feto, bisognerebbe non assumere farmaci soprattutto durante il primo e il terzo trimestre di gestazione ed inoltre non andrebbero mai fatte, salvo eccezioni per i casi particolari, le radiografie.
Per piccoli dolori, influenze, raffreddori, mal di denti, si può tranquillamente assumere il paracetamolo, una sostanza che, in piccole dosi, non presenta controindicazioni per le donne in dolce attesa.

martedì 10 febbraio 2009

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