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martedì 21 luglio 2009

Guida all’uso e alla scelta del ciuccio

Il gommotto, più comunemente noto come ciuccio, è il principale amico della maggior parte dei neonati. Secondo le statistiche il 70% dei neonati utilizza il ciuccio regolarmente. Niente di strano se si considera che i bambini hanno un naturale istinto di suzione anche prima di nascere. Capita spesso infatti che nelle ecografie fatte in gravidanza il bimbo appaia con il pollice in bocca e poi, dopo la nascita, egli dedica gran parte dei suoi momenti di veglia alla suzione, che si tratti del seno materno, del biberon o del ciuccio.

Spesso si sente dire che il ciuccio è pericoloso in quanto può portare a malformazioni del palato e delle arcate dentarie, ma in realtà il ciuccio non è affatto nocivo per la salute del bambino, basta usare quello giusto nel modo giusto.

Come usarlo

Una prima regola da seguire consiste nell’evitare di far fare al piccolo un uso eccessivo del gommotto e limitarne l’utilizzo ai primi 3 anni di età. Bisogna iniziare a ridurne l’uso già intorno ai due anni, in modo da favorire un graduale distacco da parte del bimbo. È invece utile ricorrere al ciuccio tutte quelle volte che il bimbo appare in difficoltà, come ad esempio quando non prende sonno oppure in caso di coliche gassose. In certi momenti per il piccolo avere qualcosa da succhiare è un modo per scaricare la tensione e lo aiuta a sentirsi più tranquillo e sereno. È consigliabile avere a disposizione più di un ciuccio, in modo da poterli alternare e da poter sostituire prontamente quelli con la tettarella deteriorata. È bene inoltre portarne sempre uno di riserva quando si esce di casa, in modo da poter effettuare una sostituzione in caso di cadute o smarrimenti. I ciucci però dovrebbero essere tutti dello stesso tipo perché il bambino tende ad abituarsi ad un solo tipo ed è molto difficile convincerlo a cambiarlo da un momento all’altro. Per una corretta conservazione i gommotti devono essere custoditi negli appositi cappucci puliti e devono essere sterilizzati prima di ogni utilizzo. È invece assolutamente sconsigliabile immergere i ciucci nel miele o nello zucchero in quanto questo va inevitabilmente ad aumentare la probabilità che nei denti del piccolo insorgano delle carie.

Quale scegliere

In base alla forma delle tettarelle esistono tre principali tipi di ciuccio: a goccia, a ciliegia e anatomico. Per evitare che a lungo andare possano sorgere problemi ai denti o al palato, gli specialisti consigliano di utilizzare ciucci con tettarelle anatomiche, in grado di adattarsi meglio alla forma della bocca del piccolo. Tuttavia anche per i ciucci anatomici l’utilizzo eccessivo e prolungato rimane sconsigliabile.

I materiali con i quali vengono realizzate le tettarelle sono sostanzialmente due, il silicone ed il caucciù. Il silicone rispetto al caucciù è più resistente alle lacerazioni ed è quindi particolarmente adatto ai bimbi piccoli che ancora non hanno visto spuntare i primi dentini. Quando invece il bimbo inizia a mordere il gommotto con i denti un materiale più resistente come il caucciù risulta maggiormente adatto.

La mascherina che sostiene la tettarella può invece essere, oltre che di silicone e di caucciù, anche di plastica. I ciucci con mascherina morbida risultano particolarmente adatti ai bimbi piccoli, specialmente se devono essere usati durante la nanna. La mascherina può avere forme diverse, ma le più diffuse sono le mascherine tonde e quelle a farfalla. Le prime sono di solito realizzate in caucciù o in silicone e sono quindi morbide, in grado di non infastidire il bambino. Quelle a farfalla invece sono realizzate in plastica rigida e quindi possono risultare più fastidiose in caso di pressione. Le mascherine a farfalla sono però meno ingombranti e sono di solito contraddistinte da colori vivaci, il che le rende particolarmente apprezzate dai bimbi più grandicelli.

In ogni caso, per l’acquisto del ciuccio è consigliabile affidarsi alle migliori marche specializzate nei prodotti per bambini: in certi casi la qualità deve essere il primo criterio di scelta.




martedì 5 maggio 2009

Quando togliere il ciuccio?

Le mamme e i papà sanno bene che il ciuccio è un oggetto su cui il bambino, nei primi mesi di vita ma anche in seguito, concentra gran parte del suo interesse. Il motivo è semplice: succhiare soddisfa un bisogno primario, ovvero quello della nutrizione, ed è un antidoto alla paura e al senso di solitudine, sensazioni molto comuni sia nel lattante sia nel bambino più grande.
I ciucci, richiamando la forma del capezzolo materno, permettono al piccolo, quando la mamma è assente, di calmarsi e auto consolarsi, rappresentando quindi un valido aiuto psicologico in sostituzione della figura materna. Questi gli effetti positivi del Succhietto:
1. Concilia il sonno;
2. Aiuta a scaricare la tensione;
3. Fa sentire sicuro e protetto il piccolo essendo sempre a portata di mano;
4. Dà piacere: nel periodo che va dalla nascita ai due anni di vita (definito dagli psicologi come "fase orale") la bocca rappresenta una fonte primaria di piacere e l’atto del succhiare rappresenta un metodo di esplorazione del mondo.
5. Utilizzando una tettarella piatta si uniforma al palato, si minimizzerà il rischio di deformarlo.
Arriva però un momento nella vita di ogni bambino, in cui è opportuno abbandonare il ciuccio che solitamente viene abbandonato spontaneamente tra i 2 e i 3 anni di vita (di solito entro i quattro anni), ovvero quando il piccolo diventa più sicuro di sé ed autonomo, ma è impossibile stabilire il momento ideale per togliere il ciuccio, perché varia da bambino a bambino. In ogni caso, non deve essere un’interruzione improvvisa, perché così facendo si ottiene il risultato opposto: il bimbo sarà ossessionato dall’idea di aver perso un oggetto per lui importantissimo e ripiegherà l’assenza del ciuccio con il pollice.
Consigli per un distacco progressivoIl primo consiglio è quello di essere comprensivi e molto pazienti, evitando fretta e intransigenza. Una buona tattica consiste nel mostrare al bimbo una scatolina o un astuccio in cui intendiamo conservare il ciuccio al fine di utilizzarlo solo in alcuni momenti. Da quel momento gli daremo il ciuccio solo dietro una sua precisa richiesta (per esempio prima della nanna). Altra tattica è quella di proporre al bimbo di regalare il ciuccio al suo peluche preferito, che ne ha più bisogno di lui perché è ancora piccolo. Un’altra tattica, più incisiva delle precedenti, è quella di associare il distacco dal succhie tto a un vero e proprio rituale, come ad esempio gettarlo nel mare, in un lago o in un fiume, oppure regalarlo a qualcuno come se fosse il dono più importante. Altra tattica è quella di cercare di limitarne l'uso a situazioni particolari (ad esempio quando la mamma non c’è) e spostare l'attenzione dei piccoli su qualche attività che con il ciuccio non possano fare (ad esempio cantare). A prescindere dalla tattica utilizzata, l’errore da evitare è concentrare troppo l'attenzione sul "problema ciuccio", anche perché l'abbandono del ciuccio deve avvenire solo quando i bambini si sentono pronti psicologicamente per non indurli per ripiego a succhiare il pollice, con conseguenze negative per il palato e la dentatura.